Psichiatria Forense

La Psichiatria Forense si occupa degli aspetti psichiatrici da un punto di vista giuridico.

Il Dott. Formaggi svolge l'attività di psichiatria forense, mobbing, psichiatria e psicoterapia negli studi di:

• MILANO
• ROMA
• MESTRE VENEZIA
• FERRARA


E' tuttavia possibile e frequente dedicarsi a casi di persone che risiedono in altre città. Spesso è possibile mettere a disposizione Avvocati operanti nella zona di competenza del Tribunale.


Perizie e Consulenze Tecniche su commissione del Tribunale o delle Parti

Le Perizie e le Consulenze Tecniche vengono richieste dal Giudice all’interno di un procedimento giuridico per acquisire valutazioni che richiedono competenze tecniche e scientifiche specifiche.

Il periziando ha il diritto di potersi tutelare attraverso il lavoro di un consulente tecnico di parte, il cui ruolo è quello di assistere il proprio cliente valutando la correttezza metodologica della perizia, produrre ulteriore documentazione clinica ed elaborare delle osservazioni critiche da porgere all’attenzione del Giudice.

In ambito penale, la Perizia riguarda solitamente:

•Valutazione della capacità di intendere e di volere al momento dei fatti ed in relazione ad essi
•Valutazione della presenza/aggravamento di una patologia già diagnosticata
•Accertamento del vizio totale o parziale di mente
•Valutazione della pericolosità sociale
•Un parere rispetto al tipo di trattamento più adatto per il reinserimento sociale del soggetto

In ambito civile la C.T.U può essere richiesta dal Giudice:
•Nel contrasto fra i genitori separati, per decidere l’affidamento dei o del minore
•Nell’affidamento extrafamiliare di minori provenienti da famiglie inadeguate;
•Per accertare l’idoneità, ovvero la presenza dei requisiti psicologici nei coniugi che richiedono in adozione il minore
•Per valutare la capacità di intendere e di volere di persone anziane o malate riguardo a problemi di eredità o di testamento.


In alcuni casi in cui è possibile evidenziare un Danno Psichico.

•Danno Biologico

•Danno Morale

•Danno Esistenziale

•Infortunistica Stradale

•Infortunistica Professionale

•Danno da colpa professionale

•Danno da Mobbing

•Danno da Demansionamento

 

consulenza


Danno Biologico

Il danno biologico (risarcibile in base agli art 2059 c.c. e art 32 Cost.;), ossia la “menomazione dell’integrità psicofisica della persona in sé e per sé considerata, in quanto incidente sul valore uomo in tutta la sua concreta dimensione, che non si esaurisce nella sola attitudine a produrre ricchezza.

Il danno biologico ha come presupposto l’insorgenza di una condizione patologica nello stato di salute, suscettibile di accertamento medico-legale.

Il danno biologico di natura psichica corrisponde alla menomazione, temporanea o permanente, di una o più funzioni psichiche del danneggiato con conseguente impedimento dell’espressione della propria personalità nel mondo esterno.

Il danno psichico consiste in un’alterazione dell’equilibrio psichico del soggetto, nell'insorgenza di un vero e proprio disturbo psicopatologico, che deve essere diagnosticato tramite consulenza tecnica effettuata da psichiatri forensi, e ricondotto all’evento lesivo che l’ha causato.

Una volta accertata la responsabilità di colui che ha commesso il fatto e l’esistenza di un danno psichico, è difatti fondamentale, ai fini della richiesta risarcitoria, dimostrare il nesso di causalità tra il danno subito, in questo caso la condizione psicopatologica sopraggiunta e il fatto illecito.


Danno morale

Il danno morale (risarcibile in base all’art. 2059 c.c.) consiste nello stato di sofferenza, nel “patema d’animo” passeggero, momentaneo, conseguente all’evento lesivo subito. Il danno morale attiene alla sfera esclusivamente personale del danneggiato, alla afflizione emotiva circoscritta in un breve lasso di tempo, che rende più difficoltoso il momento di vita della persona, ma che non ne impedisce il proseguimento in nessuno dei suoi aspetti basilari. Il risarcimento del danno morale viene perciò definito pretium doloris, o pecunia doloris.


Danno Esistenziale

Il danno esistenziale (risarcibile in base agli art 2059 c.c. e art. 2 Cost.;): consiste nel peggioramento o nell’impoverimento della qualità della vita di un individuo derivante dalla lesione di valori fondamentali alla persona, costituzionalmente garantiti, e che pregiudica l’effettiva esplicazione della personalità del soggetto nel mondo esterno, delle sue attività realizzatrici, ad es:

•attività di carattere biologico-sussistenziale

•relazioni affettive e familiari

•relazioni sociali

•attività di carattere culturale e religioso

•attività ludiche e sportive

 

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Le Sezioni Unite sul danno esistenziale.

Cassazione civile, sez. unite, 11 novembre 2008, n. 26972

Il danno non patrimoniale è categoria generale non suscettiva di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate. In particolare, non può farsi riferimento ad una generica sottocategoria denominata “danno esistenziale”, perché attraverso questa si finisce per portare anche il danno non patrimoniale nell’atipicità, sia pure attraverso l’individuazione della apparente tipica figura categoriale del danno esistenziale, in cui tuttavia confluiscono fattispecie non necessariamente previste dalla norma ai fini della risarcibilità di tale tipo di danno, mentre tale situazione non è voluta dal legislatore ordinario né è necessitata dall’interpretazione costituzionale dell’art. 2059 c.c., che rimane soddisfatta dalla tutela risarcitoria di specifici valori della persona presidiati da diritti inviolabili secondo Costituzione (principi enunciati dalle sentenze n. 15022/2005, n. 11761/2006, n. 23918/2006, che queste Sezioni unite fanno propri).
[...]
Palesemente non meritevoli dalla tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, sono i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale, ai quali ha prestato invece tutela la giustizia di prossimità. Non vale, per dirli risarcibili, invocare diritti del tutto immaginari, come il diritto alla qualità della vita, allo stato di benessere, alla serenità: in definitiva il diritto ad essere felici. Al di fuori dei casi determinati dalla legge ordinaria, solo la lesione di un diritto inviolabile della persona concretamente individuato è fonte di responsabilità risarcitoria non patrimoniale.
[...]
Il risarcimento del danno alla persona deve essere integrale, nel senso che deve ristorare interamente il pregiudizio, ma non oltre.
Si è già precisato che il danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c., identificandosi con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, costituisce categoria unitaria non suscettiva di suddivisione in sottocategorie.
Il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale), risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno.
È compito del giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e provvedendo alla loro integrale riparazione.
(estratto della sentenza)
Sentenza integrale: Cassazione civile, sez. unite, 11 novembre 2008, n. 26972



Infortunistica Stradale

La dottrina legislativa in materia di danno alla persona è applicabile a tutte quelle situazioni in cui la lesione dell’integrità psicofisica di un individuo derivi da fatto ingiusto altrui a seguito di incidenti stradali.

Il codice delle Assicurazioni prevede il risarcimento del danno biologico e la Commissione nominata dalla Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni ha già dal 1996 individuato delle percentuali di invalidità per il danno psichico. Esistono delle apposite tabelle per la valutazione ed il risarcimento di tale danno. Recentemente, anche la figura del danno esistenziale ha avuto un riconoscimento nell’infortunistica stradale.


Infortunistica Professionale

L’art. 2087 c.c. obbliga il datore di lavoro a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei propri dipendenti. Tale norma pone a carico del datore di lavoro dei precisi obblighi di garanzia e protezione ai fini individuali, aggravando quindi il reato, rendendolo perseguibile d’ufficio. La responsabilità datoriale ha natura contrattuale, per cui è lo stesso datore di lavoro, in base all’art. 1218 c.c., che ha l’onere di provare che l’inadempimento della prestazione contrattuale è dipeso a causa a lui non imputabile. Il lavoratore deve invece provare l’esistenza del danno, cioè la lesione dell’integrità psicofisica e il nesso di causalità tra prestazione lavorativa e danno sia esso danno biologico o danno esistenziale.

Il D.Lgs. 626 del 1994, sancisce l’importanza della salute e della sicurezza sul posto di lavoro. L’ambiente di lavoro deve garantire il benessere psicofisico dei lavoratori.

Il D.Lgs. 38 del 2000 “Disposizioni in materia di assicurazione contro infortuni sul lavoro e malattie professionali”, riporta delle tabelle di valutazione degli infortuni e delle malattie professionali, tenendo conto per la prima volta nella storia di tale materia, oltre alla perdita della capacità lavorativa, anche del danno biologico di natura psichica. Anche un danno psichico derivante da azioni di mobbing potrebbe essere indennizzabile dall’Inail, pur non essendo presente nelle tabelle di tale Decreto in quanto l’art.10 del D.Lgs. 38/2000 definisce “malattie professionali anche quelle non comprese nelle tabelle, delle quali il lavoratore dimostri l’origine professionale”.


Danno da Colpa Professionale

Il Danno da colpa professionale è un danno causato da errore professionale, da comportamenti di imperizia, imprudenza negligenza da parte di un professionista nei riguardi di un cliente, o dalla mancata o parziale applicazione di procedure o regolamenti riconosciuti dalla comunità scientifica. Nel caso in cui tale errore professionale, commissivo o omissivo, dovesse provocare una menomazione dell’integrità psico-fisica della persona o un’alterazione della personalità nel mondo esterno è possibile chiedere un risarcimento per danno biologico, danno esistenziale, o entrambi, a seconda delle conseguenze subite. In caso di morte, il danno va riconosciuto ai congiunti, e prevede il risarcimento secondo i criteri del danno da lutto (vedi danno da lutto).
 

Per informazioni

 


Mobbing

(vedi anche la pagina dedicata al MOBBING nella sezione attività)

Per “mobbing” si intende non una patologia, ma una forma di terrore psicologico messa in atto nell’ambiente di lavoro mediante una serie di comportamenti aggressivi e vessatori deliberatamente voluti, ripetuti nel tempo, da parte del datore di lavoro, superiori o colleghi nei confronti di una vittima designata.

•Danno da Mobbing lavorativo

Mobbing lavorativo
La persona oggetto di mobbing viene messa in una posizione di debolezza e aggredita in modo più o meno diretto, da una o più persone per un lungo periodo con lo scopo e/o la conseguenza della sua estromissione dal mondo del lavoro.

Le condotte mobbizzanti riguardano strategie comportamentali che impediscono alla vittima di esprimersi, la isolano, distruggono la sua reputazione agli occhi dei colleghi, la discreditano nel suo lavoro, ne compromettono la salute affidandogli incarichi gravosi, stressanti o pericolosi.

La vittima di mobbing perde gradatamente la stima professionale di sé e la motivazione al lavoro nel contesto socio-ambientale di riferimento. Le azioni di mobbing possono provocare alterazioni riguardanti:

- l’equilibrio socio-emotivo della vittima, che potrà sviluppare sintomi quali ansia, depressione, attacchi di panico, isolamento, ossessioni e depersonalizzazione;

- l’equilibrio psico-fisico attraverso la comparsa di sintomi psico-somatici quali: cefalea, vertigini, tachicardia, disturbi gastrointestinali, alterazioni del sonno, delle funzioni sessuali,

- disturbi del comportamento quali: tendenza alla passività, mancanza di appetito, gesti auto o etero aggressivi, abuso di alcol o farmaci.

L’aggressione alla sfera psichica dell’individuo potrà tradursi in una menomazione alla propria integrità psicofisica, cioè in una condizione di vera e propria psicopatologia (danno biologico) o in una serie di alterazioni del suo modo di essere nelle relazioni lavorative, sociali, e infine familiari che ledono la piena espressione della sua personalità nel mondo esterno (danno esistenziale).

Nel caso in cui il lavoratore mobbizzato veda compromessa, temporaneamente o con postumi permanentemente invalidanti, la propria salute, il datore di lavoro è chiamato a rispondere a pieno titolo in sede civile della lesione all’integrità psicofisica in base agli art. 32 della Costituzione, ma soprattutto in base all’art. 2087 c.c. che regola la responsabilità contrattuale nel rapporto di lavoro e che lo obbliga ad adottare misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore. La personalità morale è tutelata inoltre dall’art.2 Cost., e in particolare dall’art. 41 Cost., che sancisce il divieto per l’iniziativa economica privata di recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana.

In sede penale, in base al D.Lgs. n. 626/1994 il datore di lavoro è responsabile, insieme ai lavoratori, della sicurezza e della salute del lavoratore durante il lavoro, ed è sanzionato penalmente in caso di omissione.

Per quanto riguarda le vessazioni sul lavoro, sono inoltre sono imputabili di reato tutte quelle condotte che abbiano di per sé rilievo penale: dall’ingiuria (art. 594 c.p.) e la diffamazione (art. 595 c.p.) alle molestie e molestie telefoniche (art. 660 c.p.), alla violenza sessuale (art. 609bis c.p.), alla violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza (art.616 c.p.), al sequestro di persona (art. 605 c.p.), alle percosse (art. 581 c.p.) alle lesioni personali (art. 582 c.p.) all’omicidio (art.575 c.p.) all’istigazione o aiuto al suicidio (art.580 c.p.).

Come in ogni altra tipologia di danno alla persona, una volta riconosciuta la responsabilità, civile e/o penale, di un “mobber”, la legge lo obbliga al risarcimento del danno in base agli articoli 2043 c.c. e 185 c.p.

Anche in caso di “corresponsabilità” del lavoratore mobbizzato, non è consentito l’esonero del datore di lavoro dalla responsabilità risarcitoria per danni in caso di condotta negligente o imprudente del soggetto offeso. Le azioni ostili non possono escludersi nemmeno nel caso in cui il dipendente avesse contribuito con il proprio comportamento a creare una situazione di incompatibilità ambientale, ovvero avesse accettato compiti faticosi e stressanti.


Demansionamento


L’art. 2103 c.c. tutela il lavoratore e in particolare sancisce che “Il prestatore di lavoro deve essere adibito alla mansioni per le quali è stato assunto….”. Il declassamento di categoria e/o retributivo rappresenta una lesione economica e personale, minando la dignità del prestatore di lavoro.

In caso di demansionamento e dequalificazione professionale, la lesione provocata al lavoratore è potenzialmente produttiva di danni patrimoniali, ma anche, ove dimostrato, di danni non patrimoniali, quali il danno biologico e il danno esistenziale.

Il Dott. Formaggi svolge l'attività di psichiatria forense, mobbing,  negli studi di:

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