Mobbing

 


MOBBING

Il Dott. Formaggi svolge l'attività di psichiatria forense e consulenza mobbing negli studi di:

• MILANO
• ROMA
• MESTRE 

• FERRARA

 

 

VISITE E CONSULTAZIONI

 

Potete fissare in tempi brevi un appuntamento per valutazioni, diagnosi, certificazioni medico legali, perizie per la quantificazione dei danni, che sono essenziali per tutelare legittimi interessi di natura legale o motivare richieste di risarcimento. 

 

La consulenza mobbing 

 

Nel corso della consulenza può essere effettuata:

  1. - Un'anamnesi lavorativa
  2. - Una valutazione diagnostica
  3. - Una prima certificazione dell'eventuale danno 
  4. - Un'analisi degli scenari lavorativi che si possono presentare
  5. - Una valutazione delle alternative e delle strategie per affrontare il mobbing

 

Potete telefonare per informazioni e appuntamenti: Tel. 347 43 53 403.

Spesso è possibile mettere a disposizione Avvocati Giuslavoristi operanti nella zona di competenza del Tribunale.
 


Per informazioni

 

 

MOBBING

 

Per “mobbing” si intende una forma di aggressione psicologica messa in atto nell’ambiente di lavoro mediante una serie di comportamenti aggressivi e vessatori deliberatamente voluti, ripetuti nel tempo, da parte del datore di lavoro, superiori o colleghi nei confronti di una vittima designata.

La persona oggetto di mobbing viene messa in una posizione di debolezza e aggredita in modo più o meno diretto, da una o più persone per un lungo periodo con lo scopo e/o la conseguenza della sua estromissione dal mondo del lavoro.

Le condotte mobbizzanti riguardano strategie comportamentali che impediscono alla vittima di esprimersi, la isolano, distruggono la sua reputazione agli occhi dei colleghi, la discreditano nel suo lavoro, ne compromettono la salute affidandogli incarichi gravosi, stressanti o pericolosi.

La vittima di mobbing perde gradatamente la stima professionale di sé e la motivazione al lavoro nel contesto socio-ambientale di riferimento. Le azioni di mobbing possono provocare alterazioni riguardanti:

- l’equilibrio socio-emotivo della vittima, che potrà sviluppare sintomi quali ansia, depressione, attacchi di panico, isolamento, ossessioni e depersonalizzazione;

- l’equilibrio psico-fisico attraverso la comparsa di sintomi psico-somatici quali: cefalea, vertigini, tachicardia, disturbi gastrointestinali, alterazioni del sonno, delle funzioni sessuali,

- disturbi del comportamento quali: tendenza alla passività, mancanza di appetito, gesti auto o etero aggressivi, abuso di alcol o farmaci.

L’aggressione alla sfera psichica dell’individuo potrà tradursi in una menomazione alla propria integrità psicofisica, cioè in una condizione di vera e propria psicopatologia (danno biologico) o in una serie di alterazioni del suo modo di essere nelle relazioni lavorative, sociali, e infine familiari che ledono la piena espressione della sua personalità nel mondo esterno (danno esistenziale).

Che fare nel caso in cui il lavoratore mobbizzato veda compromessa, temporaneamente o con postumi permanentemente invalidanti, la propria salute?  

Il datore di lavoro è chiamato a rispondere a pieno titolo in sede civile della lesione all’integrità psicofisica in base agli art. 32 della Costituzione, ma soprattutto in base all’art. 2087 c.c. che regola la responsabilità contrattuale nel rapporto di lavoro e che lo obbliga ad adottare misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore. La personalità morale è tutelata inoltre dall’art.2 Cost., e in particolare dall’art. 41 Cost., che sancisce il divieto per l’iniziativa economica privata di recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana.

In sede penale, in base al D.Lgs. n. 626/1994 il datore di lavoro è responsabile, insieme ai lavoratori, della sicurezza e della salute del lavoratore durante il lavoro, ed è sanzionato penalmente in caso di omissione.

Per quanto riguarda le vessazioni sul lavoro, sono inoltre sono imputabili di reato tutte quelle condotte che abbiano di per sé rilievo penale: dall’ingiuria (art. 594 c.p.) e la diffamazione (art. 595 c.p.) alle molestie e molestie telefoniche (art. 660 c.p.), alla violenza sessuale (art. 609bis c.p.), alla violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza (art.616 c.p.), al sequestro di persona (art. 605 c.p.), alle percosse (art. 581 c.p.) alle lesioni personali (art. 582 c.p.) all’omicidio (art.575 c.p.) all’istigazione o aiuto al suicidio (art.580 c.p.).

Come in ogni altra tipologia di danno alla persona, una volta riconosciuta la responsabilità, civile e/o penale, di un “mobber”, la legge lo obbliga al risarcimento del danno in base agli articoli 2043 c.c. e 185 c.p.

Anche in caso di “corresponsabilità” del lavoratore mobbizzato, non è consentito l’esonero del datore di lavoro dalla responsabilità risarcitoria per danni in caso di condotta negligente o imprudente del soggetto offeso. Le azioni ostili non possono escludersi nemmeno nel caso in cui il dipendente avesse contribuito con il proprio comportamento a creare una situazione di incompatibilità ambientale, ovvero avesse accettato compiti faticosi e stressanti.

 


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DEMANSIONAMENTO


L’art. 2103 c.c. tutela il lavoratore e in particolare sancisce che “Il prestatore di lavoro deve essere adibito alla mansioni per le quali è stato assunto….”. Il declassamento di categoria e/o retributivo rappresenta una lesione economica e personale, minando la dignità del prestatore di lavoro.

In caso di demansionamento e dequalificazione professionale, la lesione provocata al lavoratore è potenzialmente produttiva di danni patrimoniali, ma anche, ove dimostrato, di danni non patrimoniali, quali il danno biologico e il danno esistenziale.

Il Mobbing e/o il demansionamento, quando accertati e documentati, configurano un danno biologico, morale ed esistenziale soggetto ad indennizzo.


SENTENZE SUL MOBBING


LE SEZIONI UNITE SUL DANNO ESISTENZIALE
Cassazione civile, sez. unite, 11 novembre 2008, n. 26972

Il danno non patrimoniale è categoria generale non suscettiva di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate. In particolare, non può farsi riferimento ad una generica sottocategoria denominata “danno esistenziale”, perché attraverso questa si finisce per portare anche il danno non patrimoniale nell’atipicità, sia pure attraverso l’individuazione della apparente tipica figura categoriale del danno esistenziale, in cui tuttavia confluiscono fattispecie non necessariamente previste dalla norma ai fini della risarcibilità di tale tipo di danno, mentre tale situazione non è voluta dal legislatore ordinario né è necessitata dall’interpretazione costituzionale dell’art. 2059 c.c., che rimane soddisfatta dalla tutela risarcitoria di specifici valori della persona presidiati da diritti inviolabili secondo Costituzione (principi enunciati dalle sentenze n. 15022/2005, n. 11761/2006, n. 23918/2006, che queste Sezioni unite fanno propri).
[...]
Palesemente non meritevoli dalla tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, sono i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale, ai quali ha prestato invece tutela la giustizia di prossimità. Non vale, per dirli risarcibili, invocare diritti del tutto immaginari, come il diritto alla qualità della vita, allo stato di benessere, alla serenità: in definitiva il diritto ad essere felici. Al di fuori dei casi determinati dalla legge ordinaria, solo la lesione di un diritto inviolabile della persona concretamente individuato è fonte di responsabilità risarcitoria non patrimoniale.
[...]
Il risarcimento del danno alla persona deve essere integrale, nel senso che deve ristorare interamente il pregiudizio, ma non oltre.
Si è già precisato che il danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c., identificandosi con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, costituisce categoria unitaria non suscettiva di suddivisione in sottocategorie.
Il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale), risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno.
È compito del giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e provvedendo alla loro integrale riparazione.
(estratto della sentenza)
Sentenza integrale: Cassazione civile, sez. unite, 11 novembre 2008, n. 26972

 


Danno biologico, morale ed esistenziale
Il danno biologico (cioè la lesione della salute), quello morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile "esistenziale", e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l'illecito abbia violato diritti fondamentali della persona) costituiscono pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili; nè tale conclusione contrasta col principio di unitarietà del danno non patrimoniale, sancito dalla sentenza n. 26972 del 2008 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, giacchè quel principio impone una liquidazione unitaria del danno, ma non una considerazione atomistica dei suoi effetti (v. Cass. n. 20292/2012).
Corte di cassazione, Sezioni unite, 11 ottobre 2013 n. 23147

 

Il demansionamento che diventa mobbing
Onere probatorio: la prova è presuntiva

Il danno conseguente al demansionamento va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti (caratteristiche, durata, gravità, frustrazione professionale) si possa, attraverso un prudente apprezzamento, coerentemente risalire al fatto ignoto, ossia all'esistenza del danno, facendo ricorso, ai sensi dell'art. 115 c.p.c., a quelle nozioni generali derivanti dall'esperienza, delle quali ci si serve nel ragionamento presuntivo e nella valutazione delle prove. 
Corte di cassazione, Sezioni unite civili, 22 febbraio 2010 n. 4063

 

Responsabilità del datore di lavoro per comportamenti mobbizzanti
Anche in ipotesi in cui il datore di lavoro non ponga in essere comportamenti mobbizzanti, la sua  responsabilità puo essere ravvisata, non già in quanto soggetto direttamente agente a danno del proprio dipendente, ma per non essersi attivato per la cessazione dei comportamenti scorretti posti in essere dai suoi collaboratori, il che è  però sufficiente per radicare il suo obbligo al risarcimento del danno.
Corte di cassazione, Sezione lavoro, 29 agosto 2007 n. 18262

 

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Il Dott. Formaggi svolge l''attività di  psichiatria forense e mobbing negli studi di:

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La consulenza con valutazione medico legale per il mobbing comprende:


* l'analisi degli eventi lavorativi
* la certificazione medica dello stato clinico attuale (certificazione di malattia, stress  

   lavoro correlato)
* l'eventuale invio ad un avvocato giuslavorista (esperto in diritto del lavoro)

* I consigli su che fare per costruire una solida documentazione sanitaria

* Il preventivo per una eventuale perizia

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